Asociación para el estudio de temas grupales, psicosociales e institucionales

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Perdita e separazione. Notazioni su un ultimo giorno di scuola, por Alberto Carraro


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PERDITA E SEPARAZIONE [1]

Notazioni su un ultimo giorno di scuola

Alberto Carraro [2]

Produrrò alcune considerazioni su quanto è accaduto durante un ultimo giorno di scuola, avvenimento speciale in cui nel gruppo di allievi si affollano molti pensieri e in cui si creano parecchie situazioni che rischiano di andare e venire alla rinfusa, senza che ci sia modo di fermarli e che sono in balia dell’ansia tutta speciale che tocca tutti ogni volta che un gruppo finisce. Similmente, il professore che coordina il gruppo nei giorni finali dell’anno scolastico corre qualche rischio se non mantiene attiva la propria distanza nell’elaborare la separazione dal gruppo che è uno fra gli atti distintivi e costitutivi del suo compito.

L’antefatto

Alla fine della quinta liceo le classi organizzano una cena alla quale sono soliti invitare i professori. Si tratta di uno speciale congedo dal percorso di studi che gli studenti offrono ai docenti che vi partecipano. In quell’occasione le rappresentanti degli studenti programmarono l’evento in una trattoria di campagna. Pochi allievi avvisano di non esserci, chi per un impegno sportivo chi per motivi propri.

Il clima di queste occasioni è molto festoso c’è musica, si mangia e si beve in allegria e si ricordano i momenti più divertenti e originali fra cui quelli vissuti fuori dalla scuola: le nuove amicizie, le gite, le visite ai musei, alle mostre d’arte e a qualche azienda. L’atmosfera tra gli studenti pare abbastanza rilassata: la non-partecipazione di pochi viene letta semplicemente come tutela delle libertà di scelta personali.

La ricorrenza del convivio, pur nella sua singolarità extraistituzionale prenderà il posto della parte informativa nel dispositivo gruppale dell’ultimo giorno vero di lezione che cade domani.

È possibile che non si riesca ad accettare la conclusione dell’anno scolastico e si preferisca anteporre questioni personali per evitare le conseguenze della separazione?

Il gruppo giunge al termine di un itinerario durato tre anni e questo appuntamento richiama fantasie di distacco, di trauma, di incertezza sul futuro. Non sempre la scuola possiede la concretezza teorica per comprendere queste sfumature significative e risulta a corto di strumenti nel farsi carico dei sentimenti legati alla perdita.

Molte volte la scelta della solitudine di uno studente, attraverso un’autoesclusione, rivela l’ostacolo ad affrontare a viso aperto una situazione evidentemente problematica, allontanando di fatto i tentativi di elaborazione di un’esperienza alla quale egli preferisce rinunciare. Qua e là qualche sussurro di disapprovazione anche un poco snob: “Che stronzi…rimanere a casa proprio stasera…

L’occasione di svago e di festa ha lasciato un’impronta anche all’attesa di me, professore in quella classe, che mi disponevo a partecipare, l’indomani, alla conclusione delle lezioni, dell’anno scolastico e del contratto.

In quella circostanza si era stabilito che il compito fosse il bilancio dell’esperienza.

L’ultima volta che il gruppo si riunisce

Non fu facile iniziare quella volta perché gli allievi, prima di prendere posto (le sedie erano disposte in circolo) continuavano a tergiversare con vari andirivieni tentando approcci di conversazione e sembravano proprio in attesa di qualche particolare evento che spezzasse quell’atmosfera di sospensione. Ecco entrare nell’aula una ragazza che la sera precedente non s’era vista alla cena di classe. Accompagnata dal fratello, recava su di un vassoio una grande torta, appositamente da lei preparata per essere offerta ai compagni in quell’ultimo appuntamento. Senza un qualche imbarazzo, appoggiatasi su di un banco, si è messa a tagliare il dolce a fettine per porgerle successivamente ad ognuno dei presenti.

Complice l’aria di vacanza che si respirava in tutto l’istituto, in un clima di generale smobilitazione non tutti se la sentirono di rimanere in classe e approfittarono dell’opportunità di presenziare al servizio d’ordine degli studenti che in queste occasioni di partecipazione comunitaria si rende necessario per garantire la sicurezza.

Quando un gruppo finisce, al coordinatore non restano molte occasioni per intervenire, egli se ne sta a guardare, dato che il suo compito egli lo ha già svolto in precedenza.

Gli studenti rimasti in gruppo avviarono una serie di interventi che si facevano carico del bilancio dell’anno trascorso provvedendo in qualche modo a preparare il clima adatto a sostenere l’imminente Esame di Stato in condizioni ottimali. La fiducia nella preparazione conseguita durante l’anno fu sul punto di vacillare venendo messa in dubbio ripensando al tempo perduto in modo non produttivo, ai vari stratagemmi per evitare di esercitarsi sugli argomenti di studio…

Le espressioni e gli sguardi di approvazione sulla squisitezza della torta (un’eccellente Sacher Torte confezionata con studio e maestria) conducevano la sua artefice e tutto il gruppo ad un accorto approssimarsi all’elaborazione delle assenze della sera precedente, proprio come succede quando si ritorna su certi particolari tralasciati per mancanza di attenzione o per l’incapacità di essere sinceri.

L’ultima cena evoca sempre la scomparsa di qualcuno d’importante, ma ora la ricongiunzione del gruppo attraverso l’atto del dono forniva spunti di riflessione relativi all’appartenenza. Aveva dunque preso forma una migliore predisposizione alla separazione?

Arrivare alla fine del percorso di studi mantenendo ferma la volontà di esserci, ha favorito soprattutto in coloro che si sono prestati a viverne in prima persona le conclusioni, la ricerca di una maggiore determinazione nell’affrontare l’esame. Quando qualcuno ha accennato alla preparazione della scaletta degli argomenti per il colloquio interdisciplinare, ha lanciato un forte segnale al gruppo: c’era in gioco l’autonomia delle scelte e si potevano muovere i primi passi verso una proposizione di sé più consapevolmente autogestita.

Ragazze e ragazzi terminarono scambiandosi calorosi segni di affetto senza nascondere qualche rimpianto, a partire dalla consapevole accettazione che un periodo della loro esistenza era concluso.

Il profilo del prossimo anno, (accademico), non si sarebbe aperto nell’immaginario comune con un punto interrogativo tutto casualità e incertezza, ma con gli spazi e gli spunti offerti da una migliore chiarezza su chi essere da grandi.


 

[1] Trabajo presentado en la 1a Asamblea internacional sobre investigación en la Concepción Operativa de Grupo, Rimini, 20-22 de octubre 2016.

[2] Alberto Carraro es profesor de letras italianas y latín en una Escuela Pública media-superior. Italia.

 

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